Sant'Antonio Abate

Sant'Antuono

Sant’Antonio, ricordato nel Calendario dei Santi il 17 gennaio, è uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa, tanto da essere il primo a chiamarsi Abate. Nacque a Coma in Egitto (oggi Qumans) intorno all’anno 250, da un’agiata famiglia cristiana. Indiscusso e valido predicatore, famoso in ogni parte dell’Egitto, morì il 17 gennaio 356, all’età di 105 anni, nel Deserto della Tebaide dove viveva in solitudine. Il corpo del Santo venne sepolto dai suoi discepoli in un luogo segreto, secondo il suo volere.
Sant’Antonio Abate è rimasto a lungo nel cuore delle popolazioni in cui era vissuto anche dopo molto tempo dalla sua morte, come ricorda Sant’Agostino nelle Confessioni. Il culto cominciò, tuttavia, durante la sua vita. Infatti, San Girolamo in Vita Hilarionis attesta le preoccupazioni del Santo riguardo la volontà di un certo Pergamo, ricco signore dell’Egitto, di trasporne, dopo la morte, il corpo nei propri possedimenti per erigergli una Chiesa.
Nell’anno 561 le sue reliquie vennero scoperte e traslate ad Alessandria d’Egitto, presso la Chiesa di San Giovanni. Verso l’anno 635, in seguito all’occupazione araba dell’Egitto, furono spostate a Costantinopoli. Nel XI secolo il nobile francese Jocelin de Chateau Neuf le ottenne in dono dall’Imperatore di Costantinopoli e le portò in Francia. Oggi riposano nelle due città francesi di Arles e Saint-Antoine-l’Abbaye.
Nell’iconografia classica è raffigurato molto vecchio con il saio e il bastone a forma di T da eremita, il fuoco, il campanellino e il libro della Regola monastica, assediato dal demonio tentatore o da donne procaci simbolo delle tentazioni carnali o ancora da animali domestici, come il maiale, di cui è il popolare protettore e per il quale nell’ambito della festa liturgica del Santo si svolge il rito della benedizione degli animali. È invocato contro le malattie della pelle, contro gli incendi ed è venerato da quanti hanno a che fare con il fuoco.

Iconografia di Sant'Antonio Abate
Iconografia di Sant'Antonio Abate

L’aneddotica sul Santo, che in molte comunità dell’Italia meridionale è chiamato “Sant’Antuono” per distinguerlo da Sant’Antonio di Padova, è sempre stata molto ricca e da essa traggono spunto le tante protezioni di arte e mestieri a lui attribuite. È, infatti, il popolare protettore di agricoltori, allevatori, becchini, campanari, droghieri, fornai, macellai, pizzicagnoli, salumieri, panierai, guantai, tosatori, fabbricanti e commercianti di tessuti. Venerato nel corso dei secoli, il suo nome è fra i più diffusi del cattolicesimo.
Le notizie che riguardo la vita e la descrizione della lotta di Sant’Antonio Abate contro le tentazioni del demonio arrivano ai giorni nostri grazie all’opera agiografica Vita Antonii scritta da Sant’Atanasio nell’anno 357 circa, che conobbe personalmente il Santo. Un’altra opera che riporta importanti notizie sulla vita del Santo è la Vita Sancti Pauli primi eremitae scritta da San Girolamo negli anni 375-377, dove si narra l’incontro di Sant’Antonio Abate con San Paolo Eremita nel Deserto della Tebaide in Egitto. A queste poi va aggiunta la celebre Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, scritta nel XIII secolo, che è un importante saggio di epoca medievale sulla vita dei Santi. Queste opere, tradotte in più lingue, oltre a fornire notizie biografiche, contribuirono ad alimentare il culto dedicato a Sant’Antonio Abate sia in Oriente che in Occidente.

Fonte: P. Capuano, V. Capuano, M. Fresta, G. Iodice, A. Massaro, M. A. Piccirillo e V. Polcari, ‘A festa ‘e Sant’Antuono nel Paese della Pastellessa. Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio a Macerata Campania, Guida Editori, Napoli, ISBN 9788868663766, 2018.

Video

Così Sant'Antonio Abate sconfisse il fuoco delle tentazioni

Padre Gianluigi Pasquale, docente all’Università Pontificia Lateranense, riflette sulla vita di Sant’Antonio Abate.

Video di Tv2000 pubblicato su YouTube il 17/01/2020.

  • Contenuti della pagina cura di:
    Vincenzo Capuano
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