Festa di SantAntonio Abate a Calvello Falo

Festa di Sant’Antonio Abate a Calvello

Il culto in onore di Sant’Antonio Abate è molto sentito dai Calvellesi, soprattutto da chi abita nel rione omonimo. Il 17 gennaio nella Chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate viene svolto il rito religioso con grande partecipazione. Nell’occasione viene acceso un falò, alimentato da un ciocco di legno che ogni famiglia porta nella piccola piazza antistante alla chiesa. Segue poi la benedizione del fuoco e degli animali a cura del parroco locale.
I festeggiamenti tradizionali si spostano poi nelle case. Le tavole di ogni calvellese, nel giorno del Santo d’Egitto, prevedono la presenza di piatti stagionali molto apprezzati. Il menù della giornata infatti è caratterizzato da un primo piatto di fusilli, fatti in casa da sapienti mani, al sugo di pezzente, arricchiti dal forte sapore del rafano, scavato dal terreno nei boschi calvellesi, oppure gli strascinati mollicati, uniti al sugo di pezzente e ai peperoni cruschi; un secondo piatto è la pecora alla “pastorale” oppure semplici portate di carne come stufati, sformati, bolliti. Come contorno sono molto apprezzati i funghi, che il sottobosco ci regala. Appare anche il tradizionalissimo, ma buonissimo caciocavallo podolico biologico di produzione locale. Ma la pietanza che più caratterizza l’anima della festa e della convivialità tra concittadini a tavola è sicuramente la “pastatella”: si tratta di un dolcetto, della forma di un raviolo, ripieno di trito di castagne, misto al cioccolato oppure al sanguinaccio, il tutto arricchito da una spolverata di zucchero a velo. Le Pastatelle si sposano perfettamente con il caldo sapore del vino bollito, prodotto per mezzo di strumenti artigianali molto antichi e pregiati, reduci da longeve tradizioni familiari. Ogni pietanza viene servita nei raffinati piatti della tradizione ceramistica calvellese. Il resto della giornata è trascorso con canti e balli folkloristici, animati dal vivace e allegro suono dell’organetto e dell’elegantissima fisarmonica.

La Chiesa di Sant'Antonio Abate

A Calvello è possibile visitare la Chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate, costruita fra il 1150 e il 1200, ubicata nel rione di Sant’Antuono che è l’unico quartiere del paese che si trova al di là del torrente La Terra. Il rione è collegato al paese con un ponte romano in pietrame – detto “Ponte di Sant’Antuono” – con arco a sesto ribassato.
Nella nicchia dell’altare centrale è custodita una statua lignea della seconda metà del 1700 raffigurante Sant’Antonio Abate. Una iscrizione alla base della statua ricorda il committente: “A divozione di Antonio Ambruso”. Il Santo ha nella mano destra una croce a T e nella sinistra un piccolo campanello ed un libro da cui escono le fiamme. Ai piedi del Santo si trova un maiale in stagno.
Nell’edificio sono presenti anche le statue sacre di San Francesco Saverio (opera di Bernardo Valentino, 1751), Santa Teresa d’Avila (autore ignoto di epoca barocca, primo Seicento), San Gerardo Maiella (opera di Giuseppe Manzo, 1906), Vergine Immacolata (autore ignoto, inizi del 1900) e Sant’Antonio da Padova (autore ignoto, seconda metà del 1700).

Dettaglio della statua lignea di Sant'Antonio Abate a Calvello (Potenza)
Dettaglio della statua lignea di Sant'Antonio Abate a Calvello (Potenza)
Il gioco del gallo: un'antica usanza in disuso

In passato le celebrazioni iniziavano tra il 16 e il 17 gennaio, quando al Santo veniva immolato il porco di Sant’Antonio: Il maiale si allevava collettivamente e lo si nutriva con del cibo, che l’animale trovava davanti ad ogni porta, di ogni abitazione del quartiere; a gennaio lo si sacrificava e con tale atto ci si assicurava il favore del Santo per un ottimo raccolto nella primavera successiva. A Calvello esiste un detto popolare: “Tu sei come il porco di Sant’Antonio”; questo proverbio è caratteristico delle persone che vanno di casa in casa elemosinando, oppure semplicemente visitando le persone a casa propria di frequente.
Il cerimoniale prevedeva un rituale di sangue, celebrato tra il 16 e il 17 gennaio. Si era soliti dedicarsi ai sacrifici di galli, galline, tacchini, anatre, oche, conigli, agnelli e capretti. Fondamentale è ricordare che questa pratica altro non è se non una reminiscenza del paganesimo e dei riti apotropaici che venivano svolti per scongiurare il male e cacciarlo via. Infatti si tramanda che il diavolo sia apparso all’abate nel deserto sotto forma di gallo, per tentarlo. L’animale veniva legato a testa in giù, mentre attendeva la propria sorte. Nel frattempo sotto la trave, alla quale era appesa ciondoloni la vittima sacrificale ancora viva, si formavano le squadre di coloro che avrebbero decapitato la bestiola impaurita con una falce da grano. Le donne erano esentate da tale attività, per cui da ciò si deduce che il sacrificio fosse una prerogativa solo ed esclusivamente maschile. La squadra che avrebbe decapitato per prima l’animale, senza lasciare nemmeno un pezzo di carne attaccato al collo, si sarebbe assicurata un lauto bottino di carne fresca, tuttavia però il prestigio di colui che con una sola falciata prendeva l’anima dell’animale, rimaneva individuale, ricevendo così onori e gloria.
La festa però aveva anche un lato buio. Con il pretesto di immolare in onore del Santo, si sviluppò un vero e proprio giro d’affari, che faceva alzare i prezzi degli animali quasi alle stelle, quando quelli scarseggiavano.
Tale pratica – denominata “gioco del gallo” o “gioco della falce” – fu formalmente abolita negli anni ’70-’80 del Novecento, poiché poco gradita ai tutori dell’ordine pubblico, ma in realtà si perpetuò fino agli inizi degli anni ’90 del secolo scorso, e veniva svolta in modo clandestino in cantine ed abitazioni private. Il rito del sacrificio andò poi scemando, soprattutto perché ritenuto sadico ed immorale.
Dalle affermazioni rilasciate in interviste da alcuni uomini e donne calvellesi si apprende: “Io l’ho vista la festa dei galli da bambina, e mi sembrava normale, era una cosa naturale per noi a quel tempo; oggi però vedo la festa di allora con occhi diversi proprio a causa della cruenza con cui il sangue schizzava a fiotti dal corpo dell’animale sui muri”; “eravamo euforici in quel momento, proprio come quando si uccideva il maiale, e nessuno pensava alla sofferenza dell’animale”.

Murales a Calvello dedicato al gioco del gallo
Murales a Calvello dedicato al gioco del gallo
Attività di rivitalizzazione

Oggigiorno si sta cercando di trovare un’alternativa al rituale di sangue in disuso, sostituendolo con un altro che emuli il sacrificio: si è pensato, ad esempio, di realizzare un gallo in ceramica calvellese, riempiendolo di vino. Il fantoccio in ceramica sarà poi decapitato secondo la tradizione.

Dove e Quando

Info

Foto

Video

La Festa dei Galli alla Falce in onore di Sant’Antonio Abate. Video di Pro Loco Calvello (2021).

  • Contenuti della pagina a cura di:
    Giuseppe Caruso
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